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Quali messaggi, quali permessi possono essere utili al ragazzo, all’adolescente?
- "fidati di te e delle tue intuizioni”.
- "sii ottimista, fiducioso, rifuggi ogni forma di pessimismo”.
- "tu hai il diritto di essere qui”.
- "puoi ascoltare, esprimere in modo assertivo i tuoi bisogni e soddisfarli”.
- "prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno per crescere”.
- "puoi prendere iniziative, esplorare, sperimentare”.
- "puoi avere la nostra attenzione, approvazione… attraverso comportamenti positivi, non hai bisogno di quelli negativi”.
- "puoi agire autonomamente e ricevere sostegno”.
- "possiamo discutere le regole del nostro vivere comune e trovare soluzioni”.
- "sono contento che stai crescendo”.
- "puoi esprimere le tue emozioni”.
- "non ho paura della tua rabbia”.
- "puoi riflettere su ciò che senti”.
- "puoi separarti da me e pensare con la tua testa”.
- "puoi pensare a te, non è utile per te prenderti cura di me o di altre persone”.
- "puoi fidarti delle tue sensazioni ed essere certo di ciò che ti serve, di ciò che vuoi, di ciò che pensi”.
- "puoi crescere, diventare importante e continuare ad avere bisogni”.
- "puoi avere attenzione anche senza fare il buffone, senza ammalarti…o altro”.
- "puoi fidarti di ciò che senti, di ciò che pensi ..quando sei.
- "con gli altri, non temere”.
- "va bene esplorare chi sei e scoprire come sei fatto”.
- "sono contento che tu abbia una tua visione del mondo, che tu sia come vuoi essere, che tu riconosca i tuoi diritti”.
- "puoi fidarti dei tuoi sentimenti e puoi esprimerli”.
- "puoi pensare e riflettere sulle conseguenze delle tue azioni”.
- "puoi essere in disaccordo con me ed esprimere pareri diversi dai miei”.
- "è bello che tu sia sereno, gioioso, felice”.
- "puoi avere i tuoi principi morali”.
- " puoi gioire della tua sessualità”.
- "puoi decidere ciò che è bene per te, per la tua vita”.
PROMUOVERE LA LORO AUTOSTIMA
Quali sono i pensieri, i sentimenti, i bisogni dei ragazzi carenti di autostima?
- Le loro Posizioni Esistenziali sono“IO NON VALGO-TU NON VALI/ IO VALGO –TU NO / IO NON VALGO – TU VALI”.
- Non chiedono ciò che vogliono (perché pensano che non hanno bisogno di nessuno).
- Non accettano carezze positive (perché pensano di non meritare carezze).
- Non danno carezze positive (perché non sopportano che gli altri siano così tanto più di loro, in ogni caso perché pensano che gli altri non vogliono le loro carezze).
- Non rifiutano le carezze negative o ambigue (perché pensano di meritarle, per riconfermarsi nei loro giochi, nel loro copione, nel loro quadro di riferimento…).
- Non si amano (perché pensano di non essere degni d’amore).
- Non ascoltano e non soddisfano i propri bisogni( perché sentono di non meritare la gioia).
- Sono depressi (perché schiacciati da un perenne senso di colpa).
In che modo è possibile promuovere l’autostima?
- Sono nella Posizione Esistenziale “+ + “= IO VAGO – TU VALI.
- Chiedono ciò di cui hanno bisogno (perché pensano di avere il diritto di chiedere).
- Accettano carezze positive (perché pensano di avere bisogno di carezze e di meritarle).
- Danno carezze (perché pensano che le loro carezze hanno molto valore).
- Rifiutano le carezze negative o ambigue( perché si proteggono dalle svalutazioni e sono responsabili del proprio benessere).
- Amano se stessi (perché si piacciono, sono consapevoli ed orgogliosi del proprio valore).
- Ascoltano i propri bisogni e li soddisfano (perché ricercano il benessere, la gioia…).
Come agiscono e cosa pensano invece i ragazzi con alta autostima?
La persona che ha imparato a buttarsi via nel tentativo di sedare l’ansia che lo attanaglia, di affermare la
propria esistenza attraverso dinamiche autodistruttive quali quelle di accentrare in ogni modo l’attenzione
su di sé, di stupire, di aggredire l’altro… ha il pressante bisogno di essere riconosciuto, accolto,
accettato, amato.. per quello che egli è come persona, a prescindere dal suo fare.
E’ perciò essenziale per il ragazzo:
- saper riconoscere i propri pensieri, sentimenti, bisogni ed esprimerli in forma diretta e non distruttiva.
- essere capace di cambiare i propri pensieri per cambiare i propri comportamenti
- rieducare i propri sentimenti nella progressiva identificazione ed espressione
- imparare ad accettarsi, valutarsi, amarsi per il solo fatto di esistere, a prescindere dal suo fare
- acquisire gradualmente fiducia in se stesso e nelle proprie capacità
- instaurare un colloquio interno positivo e rassicurante ….
Attraverso la diminuzione delle critiche, la focalizzazione delle qualità positive, la valorizzazione delle sue potenzialità, l’entusiasmo per la sua esistenza, la gioia per la sua appartenenza alla realtà familiare e scolastica…è possibile modificare il bisogno del ragazzo di
dipendere da persone o cose, ricorrere alla malattia, sfidare, opporsi, farsi in ogni caso del male.
Attraverso quali modalità il genitore può promuovere queste competenze nel ragazzo?
E’ compito del genitore:
- insegnargli a pensare
- insegnare a risolvere i problemi
- stare bene con il bambino
2.8 INSEGNARE A PENSARE
a) Ascoltare i pensieri del bambino:
Nell’età prescolare il bambino parla spesso con se stesso a voce alta, incurante delle persone che possono ascoltarlo. In seguito questo
colloquio è sempre presente ma non viene più verbalizzato ad alta voce.
E’ perciò importante che il genitore ascolti attentamente questo parlottio egocentrico per cogliere indizi
importanti circa le sue paure, le ansie, il suo modo di vivere la realtà…. per apportare eventuali correzioni.
Prima di intervenire potrebbe essere utile per il genitore osservare i comportamenti del bambino:
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- accusa spesso malesseri fisici?
- tende a rinunciare quando dovrebbe svolgere un compito difficile?
- è vendicativo quando subisce un torto?
- le sue paure sono immotivate?
- è spesso lamentoso, piange facilmente?
- tende ad isolarsi?
- è spesso di cattivo umore?
- è aggressivo, trasgressivo, iperattivo…..?
b) Presentare al bambino il concetto di dialogo interno:
Sarebbe opportuno parlarne in occasione di una situazione problematica, spiegando cosa succedeva a noi quando eravamo piccoli:
- “quando ero piccolo anche io non volevo andare a scuola perché avevo paura che la mamma non venisse a prendermi (oppure che la mamma fosse triste senza di me , perché ero geloso del fratellino….) ma poi mi rassicuravo dicendomi:……”
- “quando ero piccolo anche a me capitava di litigare con qualche amico e mi arrabbiavo molto perché pensavo che era molto cattivo, che aveva preferito un altro compagno a me….. …anche tu stai pensando queste cose? Cosa puoi pensare perché la rabbia vada via?… e poi che altro…?”
- oppure in occasioni positive: “vedi come sei riuscito bene nella gara di nuoto? Quando ero piccolo io anche io riuscivo quando mi incoraggiavo e fallivo quando ero pessimista…E tu cosa hai detto a te stesso prima della gara?….”
Quindi spiegare che tutti noi ci diciamo delle cose cattive o buone, siamo noi che le scegliamo: le cose cattive ci fanno star male, ci conviene scegliere proprio quelle?
c) Dimostrare come pensare in modo positivo:
“Sei veramente insopportabile, non ti voglio più vedere!”..
“Che delinquente , mi ha tagliato la strada…ma lo ammazzo…”
Se noi diamo al bambino un modello di genitore arrabbiato contro lui o contro altri, egli apprenderà che a situazioni difficili si reagisce così.
Ma se noi riuscissimo a mantenere la calma, ad attivare il nostro Adulto, a prescindere dalla gravità dell’accaduto “hai preso del danaro dal mio portafogli senza il mio permesso e questo mi dà un dolore immenso…dimmi, sei contento di te?…Puoi pensare alle conseguenze che può portarti questo tuo gesto? In che modo avresti potuto ottenere quel denaro in altro modo?…”
In questo modo il ragazzo apprende per modellamento la propria capacità di colloquio interno, di pensiero, la possibilità di essere assertivo in modo diverso dai soliti moti rabbiosi di rabbia.
2.9 INSEGNARE A RISOLVERE I PROBLEMI
Potrebbe essere utile per entrambi i genitori giocare con il bambino a “domande e risposte”:
- “Immagina di perderti nel supermercato, cosa puoi fare?”
- “E se qualcuno ti tocca le parti intime?”
- “E se un compagno rompe il tuo giocattolo preferito?”
- “E se un’amichetta rompe il tuo giocattolo preferito?”
- “E se un giocatore è scorretto durante la partita di calcetto?"
E’ importante ascoltare con calma le eventuali soluzioni che il bimbo fornisce e all’occorrenza portarlo a
cercare delle opzioni di comportamento “questa potrebbe essere una soluzione ma potrebbe portare quale
conseguenza?…Cerchiamone altre, vediamo un po’…”
Se il genitore ha ben presente il profilo di personalità del bambino quindi i suoi ruoli, le spinte che lo
condizionano, le decisioni di copione… può in queste occasioni portarlo alla consapevolezza dei danni che
gliene derivano, quindi cercare insieme comportamenti non copionali, dare permessi… il tutto però su un
piano possibilmente scherzoso, benevolo, gioioso…
2.10 STARE BENE CON IL BAMBINO
Elenchiamo gli errori più ricorrenti tra i genitori:
- Prestare eccessiva attenzione ai comportamenti negativi che in questo modo vengono rinforzati
- Pretendere che il ragazzo esegua immediatamente quanto gli viene comandato, senza fornire spiegazioni, senza rispettare i suoi tempi
- Perdere il controllo
- Fare ricorso alle minacce, agli etichettamenti
- Promettere una ricompensa quando il bimbo si oppone
- Reagire in modo incoerente ai comportamenti non adeguati
- Mostrarsi deboli, malati, bisognosi.. pur di ottenere obbedienza e collaborazione
- Suscitare sensi di colpa “tu mi fai morire…!”
- Svalutare in qualunque modo...
Tutto questo può apparire a prima vista un comportamento estremamente complesso; ma è un lavoro che noi
genitori potremmo compiere non solo come possibilità di prevenzione per i nostri ragazzi, ma anche per
godere noi dell’intimità che riusciremmo a creare con loro, per essere noi orgogliosi di ciò che siamo,
ciò che possiamo essere come persone… per creare un clima più sereno per noi e per i nostri figli.
2.11 CHE GENITORE SONO?
Vari sono i modelli patogeni: il rifiuto, l’eccesso di protezione, di disciplina, di permissività,
le aspettative e richieste irreali…Ne esaminiamo alcuni:
Il genitore che rifiuta (GN -)
(Posizione esistenziale io non OK/ tu non OK)
Le cause per cui un genitore rifiuta un bambino possono essere spesso inconsce; ricorrente è l’esperienza di essere stato lui stesso rifiutato da bambino.
Può manifestarsi in molte forme diverse: spesso non si curano dell’aspetto e della salute fisica del figlio, gli negano l’affetto, non mostrano interesse
per le sue attività, desideri, successi, insuccessi. Lo castigano con severità, anche per piccole mancanze, sono impazienti con lui, non rispettano i suoi diritti,
i suoi sentimenti.Questo genera naturalmente sentimenti di autostima negativa, di incapacità, inadeguatezza… con difficoltà di apprendimento e acquisizione delle
competenze sociali.Inoltre i bambini rifiutati manifestano con molta frequenza condotte di ricerca eccessiva di attenzione e di accettazione, di ostilità, di isolamento.
Sia nell’infanzia che nell’età adulta sono spesso incapaci di lealtà nelle relazioni interpersonali e di amore profondo e durevole.
Il genitore con aspettative e richieste irreali (GN -)
(Posizione esistenziale io sono OK/ tu non sei OK)
Ogni bambino acquisisce sicurezza e fiducia nelle proprie possibilità nella misura in cui percepisce approvazione
e accettazione da parte delle figure significative.Ma se i genitori richiedono al bambino prestazioni in relazione
alle proprie aspettative, non considerando le reali predisposizioni, potenzialità, possibilità del figlio, interferiscono negativamente sulla sua crescita, talvolta in modo decisivo.
Il ragazzo che non riesce a soddisfare le richieste del genitore infatti, accumula sentimenti di frustrazione, impotenza… Di qui la paura di non farcela non disgiunta dal timore di non
essere amato, giacché percepisce che può avere amore solo a condizione che soddisfi le loro aspettative, e non in maniera incondizionata.
L’autosvalutazione, la sfiducia nelle proprie possibilità…determinano lo scarso profitto nelle prestazioni scolastiche o, a seconda dei casi, in campo sportivo, artistico…innescando
un circolo vizioso senza fine.Conseguenze negative si evidenziano anche nei casi in cui il ragazzo riesce a soddisfare le elevate richieste genitoriali giacché questo avviene attraverso
uno sforzo eccessivo, a scapito della propria spontaneità, della propria serenità interiore.
In questi casi si struttura nel ragazzo una personalità rigida e ansiosa caratterizzata da una profonda insicurezza, malgrado i successi conseguiti.
Il genitore eccessivamente permissivo e indulgente (BA -)
(Posizione esistenziale io non OK/tu non OK)
Molto insicuri, confusi, non avendo avuto possibilità di introiettare modelli genitoriali adeguati per carenze nella
loro famiglia di origine, questi genitori hanno atteggiamenti incoerenti, contraddittori, permeati da sentimenti di
incapacità e inadeguatezza.Privi di direttive ferme, di validi modelli di riferimento, questi bambini, molto
esigenti, egoisti, prepotenti…hanno spesso un difficile inserimento nel gruppo classe, non disgiunto a difficoltà
di attenzione, concentrazione, applicazione..Questo in quanto non hanno assimilato in famiglia alcuni pre-requisiti
basilari quali il rispetto delle regole, la capacità di autocontrollo, di perseverare nell’impegno, di procrastinare
il soddisfacimento dei propri impulsi...La possibilità di poter abbattere ripetutamente i fragili argini posti dai genitori,
dà inoltre a questi soggetti la percezione di non essere protetti con conseguenti sentimenti di insicurezza, ansia, inadeguatezza….
carenza di autostima, percezioni che l’impatto negativo con l’ambiente rafforza sempre più.Spesso nell’adolescenza sono asociali,
aggressivi, inclini a crisi depressive.
Il genitore autoritario (GN -)
(Posizione esistenziale io sono OK/tu non sei OK)
Varie possono essere le motivazioni che spingono i genitori ad imporre un eccesso di disciplina; sono ricorrenti il desiderio di realizzare nel figlio gli ideali che non sono stati capaci di conseguire personalmente,
oppure il desiderio di dominare il figlio nel tentativo di sedare i propri sentimenti di ansia, insicurezza, inadeguatezza..
Il contesto familiare è assai rigido, socialmente isolato, conformista, teso a valorizzare il figlio solo nella misura in cui accresce lo status della famiglia.
Le esigenze disciplinari sono .perentorie e assolute, impongono spesso restrizioni alla sua autonomia, libertà, interessi…
Le conseguenze tipiche si possono situare in uno dei due estremi:
- il ragazzo assume atteggiamenti di eccessiva sottomissione e dipendenza (BA ) con sentimenti di paura, ostilità (normalmente repressa) condotte infantili, isolamento, passività
- oppure può presentare comportamenti di eccessiva ribellione e opposizionismo (BR).Può accadere che fugga di casa, si prostituisca, si unisca a bande di delinquenti…provando in ogni
caso elevati sentimenti di ansia, colpa, inadeguatezza…
Il genitore asociale (GC /BR)
(Posizione esistenziale io non sono OK tu non sei OK)
Ha valori e modelli contrari a quelli normalmente accettati e proposti dalla socio -cultura nella quale è inserito.
Il bambino è quindi incoraggiato in maniera esplicita e implicita ad avere condotte devianti, comportamenti aggressivi,
di opposizionismo, di rifiuto nei confronti dei coetanei e della società in genere.
Queste condotte rendono difficile l’inserimento del ragazzo nei vari gruppi sociali.
La difficoltà di adattamento alle norme del vivere comune condiziona lo sviluppo della sua personalità,
causando non solo la devianza ma numerosi altri disturbi quali difficoltà psicomotorie, sviluppo cognitivo,
difficoltà di apprendimento scolastico reazioni d’ansia, comportamenti fobici…con pericolose ripercussioni
sulla sua intera esistenza.
Il genitore autorevole (GP+ GN+)
(Posizione esistenziale io sono OK/ tu sei OK)
Le pratiche educative autorevoli, accompagnate da frequenti spiegazioni da parte dei genitori sulle regole adottate e sulle aspettative,
favoriscono un’indipendenza responsabile sotto molti aspetti:
- forniscono ai ragazzi l’occasione per una sempre maggiore autonomia, guidata da genitori che si interessano e comunicano con loro,
esercitando livelli adeguati di controllo
- stimolano un’identificazione positiva con i genitori, basata sull’amore e sul rispetto
- presentano dei modelli di indipendenza e autonomia all’interno di una struttura fondata su un ordine democratico
Ricerche in questo campo evidenziano che i genitori autorevoli che cercano di legittimare il potere esercitato sui figli,
spiegando le ragioni delle regole imposte, hanno tendenzialmente dei figli che, divenuti adolescenti, nutrono fiducia in
se stessi, hanno una elevata autostima e sono indipendenti in maniera responsabile.
I ragazzi in questi casi sentono di essere amati e pensano che i principi in base ai quali ci si dovrebbe comportare, sono validi
e ragionevoli.
2.12 IL MALESSERE DEI GENITORI
Come diventare un bravo genitore?
Tutti infatti siamo concordi nell’affermare che non esiste compito più difficile di quello di genitore; e inoltre a differenza di ogni altra incombenza, ognuno lo intraprende forte solo della proprio “buon senso”, del proprio vissuto.
Così portiamo nel nuovo nucleo tutto il positivo e il negativo che abbiamo appreso nell’ambito della nostra famiglia d’origine e a seconda della funzionalità o meno di questa, talvolta andiamo perpetuando modalità discutibili quali
atteggiamenti inflessibili, scarsa tolleranza, instabilità, incoerenza, messaggi ambivalenti e incongruenti, lassismo, indifferenza, comportamenti violenti, manovre manipolatorie, scambi di ruoli…
Cosa fare?Qualche anno fa sono stati istituiti dei corsi di formazione per genitori all’interno delle scuole, ma molto presto i finanziamenti si sono dissolti nel nulla e con questi anche una seria volontà Istituzionale di risolvere
i gravi problemi che affliggono i nostri ragazzi!
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