|
4.1 COS’E’ L’INTELLIGENZA EMOTIVA?
Da sempre eravamo abituati a considerare un elevato Quoziente Intellettivo (QI) come presupposto essenziale per conseguire nella vita ambite mete.
Da qualche tempo invece viene molto incoraggiato lo sviluppo di quella che Daniel Goleman ha chiamato “intelligenza emotiva” e molti sono gli studiosi che propongono che la scuola anteponga l’aspetto emotivo a quello cognitivo.
Perché è così importante?
L’intelligenza emotiva può definirsi come intelligenza del cuore e presiede ai rapporti con noi stessi e con gli altri. E’ responsabile della nostra autostima, della consapevolezza dei nostri sentimenti, pensieri, emozioni, reazioni…
Ne fa parte la nostra sensibilità, l’adattabilità sociale, l’empatia, la disponibilità, la possibilità di autocontrollo.
La consapevolezza emotiva ci mette cioè in contatto con il nostro mondo interiore, con i nostri bisogni più profondi, le nostre aspirazioni, le nostre predisposizioni…, portandoci ad esprimere e realizzare le nostre potenzialità personali, a dare il meglio di noi stessi.
Nelle relazioni umane infatti la comunicazione dei sentimenti è di gran lunga più importante di quella razionale perché avvicinandoci in modo autentico, ci porta a soddisfare quel minimo di tre minuti al giorno di intimità di cui tutti abbiamo bisogno per la nostra serenità.
L’intelligenza emotiva (IE) è quindi la capacità di essere consapevoli in ogni istante delle emozioni proprie e altrui, di saperle trasformare e usare per mete costruttive e per conoscere la realtà (anziché combatterle), di riconoscere immediatamente quelle che tolgono energia, di passare dallo stato pessimista e demotivato all’ottimismo e alla motivazione, di non farsi travolgere dagli eventi, vedendo l’aspetto positivo in ogni situazione, di saper scaricare al momento giusto l’energia in eccesso (evitando così le azioni impulsive), di essere sensibili agli effetti della nostra comunicazione e delle nostre emozioni sullo stato d’animo altrui.
Sviluppare l’IE consente di realizzare con maggiore facilità le nostre mete, e con una condizione psicofisica migliore (in considerazione dello stretto legame fra sistema immunitario, mente ed emozioni).
Quali le differenze tra QI e QE?
Confrontiamo le due forme di Intelligenza:
| QI |
|
QE |
|
Pensare
|
----
|
Sentire
|
|
Logica
|
----
|
Psico-Logica
|
|
Valutare
|
----
|
Decidere con spontaneità
|
|
Ragionare
|
----
|
Sentimento
|
|
Erudizione
|
----
|
Educazione sentimentale
|
|
Parole e numeri
|
----
|
Uomini e situazioni
|
|
Isolato
|
----
|
Collegato
|
|
Egocentrico
|
----
|
Solidale con il gruppo
|
|
Decidere secondo la logica
|
----
|
Decidere dopo tentativi ed errori
|
|
Emisfero sinistro
|
----
|
Emisfero destro
|
|
Riflettere,meditare
|
----
|
Associare
|
|
Distanziato
|
----
|
Legato
|
|
Freddo, chiaro
|
----
|
Caldo, sfumato
|
|
Analiticamente
|
----
|
Globalmente
|
|
Individuare il senso
|
----
|
Dare un senso
|
|
Raccogliere tutti i dati
|
----
|
Trovare nuove idee
|
Questo schema mostra che i due tipi di intelligenza sono complementari tra loro.
Se per intelligenza intendiamo la capacità di rispondere nel migliore dei modi alle richieste che il mondo ci pone, dobbiamo convenire che sia il QI che il QE rivestono un’importanza fondamentale per conseguire questo obiettivo.
Purtroppo però solo l’Intelligenza QI viene promossa nelle nostre scuole!
Perché oggi si evidenzia sempre più la carenza di intelligenza emotiva?
Il bisogno di una educazione emotiva non è mai stato tanto pressante.
I recenti dolorosi fatti di cronaca e ricerche in questo campo evidenziano che i ragazzi diventano sempre più scontrosi e irritabili, più depressi e solitari, più impulsivi e ribelli.
Alla base di questo deterioramento ci sono agenti estremamente rilevanti:
le nuove realtà economiche impongono ai genitori, come già accennato, di lavorare entrambi fuori casa per sostenere le proprie famiglie, più di quanto non facessero le generazioni precedenti, quindi hanno meno tempo da dedicare ai figli
sempre più famiglie vivono lontane dai propri parenti
sempre più le ore che i ragazzi trascorrono in compagnia di schermi televisivi o di computer
quindi i ragazzi non possono più apprendere le fondamentali nozioni emozionali e sociali dai genitori, dai membri della famiglia allargata, dai vicini… dai giochi anche a volte rudi con gli altri ragazzi del quartiere.
Molte le conseguenze; è provato che le ragazze che non sanno distinguere le sensazioni di ansia da quelle di fame, sono particolarmente esposte a disturbi dell’alimentazione e quelle con scarsa capacità di controllare gli impulsi hanno maggior rischio di incorrere in gravidanze precoci.
Per i ragazzi l’impulsività incontrollata durante l’infanzia comporta un maggior rischio di delinquenza e violenza; inoltre l’incapacità di affrontare l’ansia e la depressione accresce la probabilità di un successivo abuso di droghe e alcol.
4.2 QUOZIENTE EMOTIVO E APPRENDIMENTO
In che modo la carenza di QE può determinare la difficoltà di apprendimento?
Intelligenza e affettività agiscono dunque in continua interazione e condizionano in modo determinante ogni nostra percezione, sentimento, comportamento; è quello che accade spesso ai bambini, ai ragazzi, agli adolescenti…tutto a scapito del profitto scolastico.
L’equilibrio psichico viene ad esempio fortemente turbato:
a) Quando lo studente impegna ogni risorsa intellettiva per respingere una paura reale o immaginaria (che i genitori possano separarsi, che la mamma o il papà possano morire, di non essere amato quanto il fratellino…). Con tutte le proprie energie il ragazzo cerca di respingere i pensieri che lo assillano ma la paura ricompare mentre l’intelligenza, interamente impegnata per ricacciarla, non è certo disponibile per alcun tipo di apprendimento.
b) Quando il sentimento viene disturbato da una intelligenza mal informata.
“mi sento in colpa perché non sono capace di far diventare la mia mamma più felice!” ”vorrei diventare il più bravo della classe così il mio papà si occuperà di me”….
La sofferenza in questi casi assorbe tutte le energie del ragazzo che nella sua onnipotenza vorrebbe sanare situazioni spesso intricatissime.
c) Quando intelligenza e affettività vanno in direzioni opposte.
“so che debbo studiare ma intanto ho tanta voglia di giocare”.
Se è in possesso di un buon QE il ragazzo sa bene come risolvere questi conflitti in quanto
- attiva un colloquio interno autoprotettivo
- è così consapevole dei propri bisogni,pensieri, sentimenti
- non ha timore di parlare di ciò che prova per avere maggiori informazioni
- sa che cambiando ciò che pensa, anche i suoi sentimenti cambieranno
- è capace di procrastinare la soddisfazione dei suoi bisogni
- ha una visione ottimistica della realtà per cui è sorretto dalla speranza.
Ogni volta cioè che il rapporto affettività-intelligenza è dominato dalla paura (di non valere, non essere amati, non farcela, non essere capiti, essere ingannati…) si assiste ad un blocco improduttivo delle capacità razionali, della capacità di decidere, di prendere iniziative.
La persona può ritrovare se stesso quando qualche spiraglio di speranza si inserisce nel buio della paura per mettere in moto i processi mentali produttivi.
La capacità cognitiva in questi casi non può neutralizzare la paura perché agiscono su due piani ben differenziati, l’una su quello razionale, l’altra sul piano emotivo; il ragionamento può solo analizzarla, identificarla, riconoscerla in tutti i suoi aspetti, quindi attivare la speranza come antidoto.
Solo così la tensione lentamente si allenta, le energie vengono recuperate per decisioni più positive.
L’intelligenza emotiva potrebbe essere appresa a qualunque età?
Mentre il nostro QI è in gran parte prefissato dalla nascita, la crescita emotiva è un processo che dura tutta la vita.
Si tratta di allenare le nostre risorse, spesso irrigidite alla stregua di un muscolo atrofizzato, in modo da potenziare l’ autoconsapevolezza, recuperare l’ ottimismo, controllare più efficacemente i sentimenti negativi, essere perseveranti malgrado le frustrazioni, cooperare empaticamente con gli altri, stabilire legami sociali…nell’obiettivo di conseguire una qualità della vita più soddisfacente, più appagante, più gioiosa.
Un elevato Q E è inoltre indispensabile in campo professionale; ha un buon successo infatti chi è capace di lavorare in gruppo, chi ha maggiore disponibilità al cambiamento, chi è in grado di imparare, gestire i conflitti, superare gli ostacoli… non certo gli autoritari, gli arroganti, le persone incapaci di adattarsi ai cambiamenti…!
L’esigenza di ricevere una buona educazione emotiva già nei banchi di scuola diventa perciò sempre più pressante.
|