Testa
Ridi Ridi Ridi

Capitolo V

PIU’ HUMOUR PIU’ BENESSERE

“Se un uomo vuole occuparsi
incessantemente di cose serie
e non abbandonarsi ogni tanto
allo scherzo, senza accorgersene,
diventa pazzo o idiota.” Erotodo

5.1 L’importanza dello humour
Come ci sentiamo dopo una “risata a crepapelle”?Ridere fa bene all’anima, è un raggio di sole in un giorno piovoso!Diceva Winston Churchill “non è possibile trattare delle cose più serie del mondo se non si apprezzano le più divertenti!”L’umorismo rappresenta il connubio ideale tra QI e QE: la ragione ci aiuta a riconoscere l’assurdo e la risata fa emergere l’emozione interna.Il riso induce l’organismo a produrre sostanze come ad esempio le betaendorfine, che attenuano gli stimoli dolorosi e danno un generale senso di benessere.Inoltre il ridere tutela il sistema immunitario perché combatte le sostanze tipiche prodotte dallo stress, come il cortisone e l’adrenalina che a lungo andare logorano l’organismo e abbassano le difese. E ancora, la pressione arteriosa scende, aumenta la produzione della immunoglobulina, il sangue si ossigena, i muscoli si rilassano con conseguenti ripercussioni sul livello di energia.Se ne deduce che una buona dose di buon umore rappresenta una vera barriera naturale dell’organismo contro i microbi, funzionando di fatto come un vaccino universale!

In che modo l’umorismo può sostenerci nel quotidiano?
Nel 1927 Freud scrisse: “L’umorismo è il più eminente meccanismo di difesa(…) e permette un risparmio di energie psichiche. Grazie al ridere evitiamo le emozioni messe in moto da qualche avvenimento spiacevole, con una battuta di spirito blocchiamo l’erompere di tali emozioni”. L’aggressività scaturita dalle varie frustrazioni quotidiane e per motivi sociali non espressa, non scompare ma rimane nel nostro inconscio.Ne scaturiscono sensi di colpa, ansia perché sentiamo di non essere stati all’altezza del compito, che ci siamo comportati da incompetenti,che abbiamo fallito…Cosa fare? Possiamo attivare il nostro Adulto, il Genitore Protettivo… ma possiamo anche imparare a guardare noi stessi da un’ottica umoristica e tutto diventa più accettabile.L‘ira e le risate si escludono a vicenda, noi abbiamo la facoltà di scegliere l’una o le altre.“Quando il nevrotico impara a ridere di se stesso può essere sulla via dell’autocontrollo, forse della guarigione stessa” afferma Gordon W. Allpor t.Purtroppo moltissime persone hanno bisogno di essere in qualche modo infelici e riescono bene nel loro intento!

L’umorismo può costituire cioè una difesa di una realtà frustrante?
Noi siamo costantemente carichi di tensioni di vario genere e questo può essere anche indispensabile in quanto una dose ottimale di ansia migliora tutte le nostre capacità, l’intuizione, la percezione, la memoria, la creatività… Una tensione eccessiva invece non solo toglie efficienza e soddisfazione esistenziale, ma fa aumentare lo stato di stress, quindi diminuire le difese immunitarie.Alcune persone prendono se stessi e la vita troppo sul serio e non capiscono quanto sia assurdo dare a tutto un tono tanto solenne!Quando ridiamo il nostro tempo si riempie di felicità mentre se ci adiriamo lo sciupiamo con tormenti inutili!Con la risata le inibizioni interne vengono spazzate via mentre gli impulsi repressi vengono soddisfatti con un mezzo piacevole per sé e socialmente accettato.“La fonte profonda dell’umorismo – affermava Mark Twain – non è la gioia ma il dolore. Nel giardino dell’Eden non ci sono battute di spirito!”

E’ vero che non è possibile avere un atteggiamento umoristico se non si è intelligenti?
L’umorismo è infatti una dote intellettuale che presuppone la capacità di capovolgere una situazione che a prima vista appare conflittuale, drammatica, angosciosa, cogliendone il lato nascosto, quello umoristico appunto. Si può essere intelligentissimi però e non avere senso dello humour purtroppo.“L’uomo è infelice perché non sa di essere felice - affermava Dostoevskij - chi lo comprende sarà subito felice, immediatamente, nello stesso istante…”Si potrebbe considerare infatti il senso dello humour come una forma di intelligenza molto libera, quasi eversiva. Per essere capaci di trasformare ciò che ci opprime , ci schiaccia però è necessario possedere non solo gli strumenti culturali adatti, ma anche la libertà interiore di farlo.Ma non ci sono motivi più o meno intelligenti per ridere; è bello ridere per ridere, le risa si giustificano da sole!

I bambini possono insegnarci a ridere di più?
In questo campo sono i maestri indiscussi per fantasia, capacità di improvvisare e di vivere sempre nel presente; con questi presupposti ridere è facile!Noi possiamo condividere il loro spiccatissimo gusto del comico; ridono a crepapelle di fronte alle incongruità che sovvertono ogni regola, come nelle gag dei cartoon , una caduta, una torta in faccia, la rivalsa del più debole…Quando gioca, il bambino entra in una dimensione libera, in un presente assoluto , spazza via i doveri, le paure… ed è felice.Ma è difficile che i bambini riescano a ridere di qualcosa di negativo che accade loro, e questa invece dovrebbe essere la funzione essenziale dell’umorismo adulto.

Possiamo cioè imparare a ridere di noi stessi?
Certo.Tutto ciò che fa leva sul comico, come il motto di spirito, la barzelletta, la gag… ha un effetto liberatorio perché tende a negare qualcosa che inconsciamente non accettiamo, come le pulsioni aggressive, le fantasie erotiche, la morte, i “diversi”. Ma questo non è costruttivo per noi. L’umorismo infatti non dovrebbe avere la funzione di negare gli aspetti del mondo interiore, coprendoli di ridicolo, bensì fornirci la chiave per trasformare le nostre emozioni negative prodotte dal mondo esterno. “Ogni sublime umorismo comincia con la rinuncia dell’uomo a prendere sul serio la propria persona” affermava lo scrittore tedesco H. Hesse. Tutti noi siamo comici naturali; facciamo continuamente cose contraddittorie, ridicole e divertenti: c’è chi cammina tutto impettito e poi finisce regolarmente per calpestare i maleodoranti escrementi disseminati nei nostri viali, chi cura molto il suo abbigliamento e poi si sbrodola quando mangia… Se noi ridiamo di noi stessi è come se dicessimo:”sono grasso, goffo, pasticcione, distratto… sono imperfetto e va bene così, non c’è bisogno che sia diverso, fa lo stesso!”.Umorismo e accettazione si nutrono reciprocamente: l’ironia spezza il ciclo dei pensieri negativi del nostro GC mentre l’accettazione (Adulto attivo) rende più facile sorridere ( BL) delle nostre fobie!Potremmo così assumere atteggiamenti bonari, consolatori, affabili verso la parte più fragile di noi stessi, alla stessa maniera di un buon padre (GP) che consola e riassicura il bambino spaurito (BA) di fronte alle paure, ai pericoli reali o immaginari della realtà.Facendo molta attenzione però ad evitare il sarcasmo verso noi stessi e verso gli altri!

Cosa differenzia un sano senso dello humour dal sarcasmo?
“L’umorista corre con la lepre, il satirista insegue con i cani” affermava R. Knox, con tipico spirito inglese! L’arguzia è una reazione emotiva alimentata dal risentimento generalmente causato da un Io offeso e umiliato. Nel momento in cui scarica le proprie tensioni attraverso la battuta pungente, il sarcastico sta cercando di vendicarsi.(Posizione esistenziale “io non OK tu non OK”) Intossicati dalla propria amarezza alcuni individui infatti usano il proprio spirito brillante per avvelenare tutto e tutti; amano tormentare i propri bersagli, si può dire che per loro è un piacere molestare la gente, pur pagando per questo prezzi altissimi. Mentre infatti lo humour produce rilassamento, comunione, allegria, benevolenza magnanimità, fascino…(Posizione esistenziale “io sono OK tu sei OK”) l’arguzia genera tensioni, divisione, distanza, diffidenza malevolenza, disprezzo…Mentre lo humour genera intimità, umiltà, gentilezza, tolleranza… il sarcasmo è infarcito di offesa, indelicatezza, insolenza, intolleranza… Ma tanto il numero di coloro che con competenza e consapevolezza hanno il gusto di costruire la propria infelicità è sempre stato elevatissimo e continua ad esserlo purtroppo!Però se diventiamo un po’ esperti nell’arte della fisiognomica, possiamo facilmente riconoscere le persone positive dalle altre da tenere accuratamente lontane: le prime hanno una piacevole bocca con gli angoli rivolti all’insù; la bocca del sarcastico è dura e amara, fino al momento in cui incontra la sua vittima. La sua però non è una vera risata, a mio parere somiglia di più ad una smorfia!