Testa
Io sono felice

Tutti noi vogliamo aumentare il nostro grado di felicità.
Se la nostra vita è infelice e piena di problemi, vogliamo raggiungere la serenità. Se è poco felice e piena di giornate vuote vogliamo raggiungere la felicità. Se è abbastanza felice vogliamo che sia felicissima….
E così ci diamo da fare per raggiungere un miglior benessere psicologico. E gli anni passano... E della piena felicità neppure l'ombra.
"È colpa della sfortuna", "Ci sono troppe difficoltà". "Non ho trovato le persone giuste".
Ma... Siamo sicuri di aver intrapreso la vera strada della felicità?
Alcuni autori (Maslow, 1968; Privette, 1983) riportano che le sensazioni esperite con più frequenza dalle persone che si trovano in una condizione di felicità o di gioia sono quelle di sentire con maggiore intensità le sensazioni corporee positive e con minore intensità la fatica fisica, di sperimentare uno stato di attenzione focalizzata e concentrata, di sentirsi maggiormente consapevoli delle proprie capacità.
Spesso le persone felici si sentono più libere e spontanee, riferiscono una sensazione di benessere in relazione a se stesse e alle persone vicine e infine descrivono il mondo circostante in termini più significativi e colorati.
Inoltre le persone che provano emozioni positive, quali ad esempio gioia e felicità, a livello fisiologico presentano un'attivazione generale dell'organismo che si manifesta con un'accelerazione della frequenza cardiaca, un aumento del tono muscolare e della conduttanza cutanea e infine una certa irregolarità della respirazione.
In ultimo chi è felice sorride spesso. In effetti il sorriso, sovente accompagnato da uno sguardo luminoso e aperto, è la manifestazione comportamentale più rappresentativa, inconfondibile e universalmente riconosciuta della felicità e della gioia.

Quali sono le persone felici?
Tutti noi, in misura più o meno accentuata, proviamo emozioni, in un certo senso le agiamo a livello di comportamenti più o meno visibili e consapevoli, le condividiamo con gli altri parlando o scrivendo di esse.Probabilmente chiunque, passando in rassegna le persone che gli sono vicine, è in grado di identificare tra tutte un amico, un parente o un conoscente che è considerato da tutti la persona felice per antonomasia, la persona che non perde il buonumore anche quando deve affrontare delle situazioni difficili o fastidiose, quella che ha sempre la battuta pronta e che sembra serena in ogni circostanza.

Ma la felicità da cosa dipende
Esistono delle caratteristiche dell'individuo che lo rendono maggiormente permeabile a sentimenti di felicità e gioia piuttosto che a sentimenti negativi? E' molto difficile, probabilmente impossibile, rispondere in modo sufficientemente accurato a tali quesiti. Tuttavia le ricerche sulla felicità mettono in luce come essere più o meno felici non dipende in modo diretto da variabili anagrafiche come l'età o il sesso, né in misura rilevante dalla bellezza, ricchezza, salute o cultura.
Al contrario sembra che le caratteristiche maggiormente associate alla felicità siano quelle relative alla personalità e in particolare quelle relative all'estroversione, alla fiducia in se stessi, alla sensazione di controllo su se stessi e il proprio futuro (D'Urso e Trentin, 1992).
Secondo Argyle e Lu (1990) la persona estroversa è più felice perché ha più rapporti sociali, fa amicizie più facilmente, partecipa ad un maggior numero di attività pubbliche e collettive dove trova maggiori motivi di interesse e divertimento. Inoltre una persona felice è anche una persona che sta bene con se stessa e che ha fiducia nelle sue capacità e percepisce una fondamentale congruenza tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere. In sostanza, più le persone riescono ad accettarsi per quello che sono, con tutti i loro pregi e i loro limiti, più sono felici.
Analogamente, quanto più una persona ritiene di poter ragionevolmente controllare gli eventi che gli accadono nella sua vita affettiva, sociale, lavorativa, più è felice, e in particolar modo, è più felice di chi si considera in balia del caso o degli altri.

Felicità e benessere
Gli stati d'animo positivi possono influire in modo considerevole sia sul comportamento sia sui processi di pensiero rendendoli maggiormente adeguati e funzionali alle situazioni di vita dell'individuo. E' poi ovvio che tutto questo si ripercuota positivamente sullo star bene dell'individuo con se stesso e gli altri.
In effetti quando le persone sono di buon umore pensano alle cose in modo molto diverso rispetto a quando sono di cattivo umore. Ad esempio, si è trovato che il buon umore porta a descrivere in modo positivo gli eventi sociali a percepirsi come socialmente competenti, a provare sicurezza in se stessi e autostima (Bower, 1983).
Inoltre quando si è felici si tende a valutare più positivamente la propria persona: ci si sente pieni di energia, si considerano meno gravi i propri difetti e si pensa meno alle proprie difficoltà. In ultimo, si è visto che più si è felici più si curano e si allargano i propri interessi sociali e artistici, si pone maggiore attenzione alle questioni politiche generali, ci si sente più inclini ad accettare dei compiti nuovi e stimolanti, anche se difficili (Cunningham, 1986; 1988).
Da questo punto di vista non c'è da stupirsi che uno stato emotivo positivo induca all'ottimismo: Mayer e Volanth (1985), infatti, hanno trovato una correlazione diretta tra grado di buonumore e probabilità stimata di eventi positivi.Essere felici induce anche ad essere più audaci.
A questo proposito, Isen e Patrick (1983) hanno messo in luce come la gioia tendenzialmente porti a sottovalutare la gravità dei rischi e quindi porti ad agire in modo meno prudente. In ogni caso si è anche visto che questo accade solo se la decisione da prendere non comporta dei rischi seri. In presenza di uno stato d'animo positivo, non solo il mondo sembra più colorato e desiderabile e le azioni più facili, ma anche le persone che ci circondano sembrano migliori.
E' forse per questo che molti esperimenti rilevano come le persone felici siano più disponibili, generose e altruiste e provochino negli altri una maggior simpatia. In ultimo, per quanto riguarda gli aspetti cognitivi, si è visto che il buon umore ha degli effetti positivi sulle capacità di apprendimento e di memoria e sulla creatività: in sostanza quando si è felici si apprende con più facilità, in misura maggiore e in modo più duraturo (Ellis, Thomas e Rodriguez, 1984; Ellis, Thomas McFarland e Lane, 1985) e inoltre si è maggiormente creativi nella soluzione dei problemi.

FELICITA': istruzioni per l'uso
A questo punto, visti i vantaggi che essere felici comporta, ci si potrebbe chiedere se esistono delle strategie che ci aiutino a sentirci felici o a recuperare il buonumore quando lo si è perso. In questo senso D'Urso e Trentin (1992) riportano una serie di attività e atteggiamenti che si accompagnano o favoriscono uno stato di benessere. Tali attività o atteggiamenti sono:

- non attribuire interamente a noi stessi la responsabilità degli eventi spiacevoli che ci capitano
- stare in compagnia di persone felici
- fare esercizio fisico
- non confrontare la nostra condizione (salute, bellezza, ricchezza ecc.) con quella degli altri
- individuare quello che ci piace nel nostro lavoro e valorizzarlo
- curare il corpo e l'abbigliamento
- riconoscere i legami tra cattivo umore e cattivo stato di salute: spesso è il malessere fisico, più che altri fattori oggettivi, a determinare un cattivo umore
- ridimensionare le nostre aspettative alle capacità e alle opportunità medie della situazione
- aiutare le persone che esplicitamente chiedono aiuto
- non trarre conclusioni generali dagli insuccessi
- fare una lista delle cose che ci piacciono e praticarle

INOLTRE…

I SOLDI NON FANNO LA FELICITÀ.
Una volta che sono assicurate le esigenze materiali minime, le cose aggiuntive incrementano di poco la soddisfazione della vita.

LE COSE PIÙ IMPORTANTI SONO LA FAMIGLIA, LE AMICIZIE E I FIGLI.
Spesso, invece, per guadagnare più soldi lavoriamo di più e dedichiamo poco tempo a questi capisaldi.

UNA BUONA ISTRUZIONE NON È SINONIMO DI FELICITÀ, E NEMMENO LA GIOVINEZZA.
Le persone adulte si ritengono più soddisfatte ora rispetto a quando erano ragazzi perché meno sottoposte alle fluttuazioni dell’umore.

IL MATRIMONIO? È UN QUADRO COMPLESSO.
In genere le persone sposate sono più felici dei single, ma questo forse perché lo erano già prima di sposarsi.

QUELLO CHE RENDE LO SPIRITO PIÙ ALLEGRO SONO GLI AMICI E LA FAMIGLIA.
La nostra felicità è condizionata dalle altre persone. Più il legame è forte meno si verificano le manifestazioni di disagio.

LA FEDE HA UN GRANDE POTERE.
Chi possiede uno spiccato senso religioso ha molte probabilità di essere felice, anche perché attraverso la comunità può intessere una rete di relazioni.