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C’è un modo sano per entrare in contatto con le nostre paure?
E’ un processo che si svolge attraverso 3 fasi: affettiva, cognitiva, comportamentale:
Verbalizzare: significa riferire oralmente o per iscritto ciò che stiamo provando.
Se il sentimento è di collera, è opportuno riferire sia questo, ma è anche necessario identificare quello di paura sottostante.
Se un insegnante o genitore è molto in collera nella interazione con un ragazzo, può darsi che la paura sia quella di perdere potere, di essere prevaricato, di impotenza, di non essere un educatore efficace…
E’ necessario perciò entrare in contatto con il proprio sentire ed esprimerlo; questo gli permette di contenere le proprie paure, l’ansia , attivare l’Adulto, quindi esprimere in modo assertivo le proprie ragioni.
Esprimere: decidere l’azione appropriata o inappropriata in risposta al sentimento: quale delle due scelgo?
Diluire: esistono 4 modi per diluire un sentimento:
A) Sublimare = spostare l’energia a un altro canale; nell’esempio riportato l’educatore può decidere di scrivere un articolo sull’argomento.
B) Infondere; consiste nell’inserimento di un altro sentimento. Nel caso in oggetto, l’affetto verso quel ragazzo, la considerazione di un suo particolare momento difficile….
C) Oggettivare: guardare la situazione presente da un’ottica più generale promovendo non solo la percezione più profonda dell’accaduto, ma anche il senso dello humour.
D) Scaricare l’energia accumulata per permetterci di ritornare ad uno stato di quiete: pestare i piedi a terra, colpire un cuscino… il tutto attraverso una nostra decisione
che ci porta a sentirci egosintonici (= i nostri Stati dell’Io sono concordi) nell’azione.
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I comportamenti dipendenti non solo limitano la persona, ma la portano a farsi male e perfino autodistruggersi, sia in forma simbolica che in modo reale.
Sono “comportamenti passivi” * che indicano la presenza di autosvalutazione e sono utilizzati dalla persona come tentativo di manipolare gli altri o l’ambiente, per risolvere
i propri problemi. Sicuramente escludono l’approfondimento razionale di una situazione, quindi l’attivazione di tutti gli stati dell’Io nell’obiettivo di una soluzione sana.
Berne ne considera quattro:
Il non far nulla: l’energia psichica è impegnata per inibire le risposte del pensiero. E’ tipica la risposta di silenzio, lo sguardo fisso nel vuoto, il viso inespressivo.
Il sovradattamento: presuppone una decisione di compiacere gli altri: il soggetto cerca di individuare ciò che l’altro vuole da lui e si adatta a questa fantasia.
L’agitazione: implica l’uso dell’energia in attività senza scopo, non orientata a una meta, come fumare, passeggiare su e giù, dondolarsi, torcersi ciocche di capelli, parlare senza posa…e via dicendo.
L’ncapacitazione o violenza: ammalarsi, impazzire, aggredire fisicamente qualcuno… Sono tutti comportamenti che comportano un totale rifiuto di pensare e di risolvere problemi attraverso eventuali domande e assunzione di responsabilità. Sono cioè sforzi disperati da ultima trincea che la persona usa come difesa da attese catastrofiche che immagina e teme.
SONO DIPENDENTE O AUTONOMO?
Per poter meglio comprendere le dinamiche di base del soggetto dipendente, possiamo ipotizzare un suo dialogo interiore e poi confrontarlo con quello del soggetto che ha conseguito una sana autonomia:
- insorge un qualunque stato d’animo positivo o negativo, dato per esempio da ansia per una situazione reale o immaginaria, soddisfazione per un obiettivo conseguito, gioia per la vicinanza di persone
gradite, insofferenza per questo o quello, tristezza per una delusione subita, paura di affrontare una prova, disperazione per una perdita…o euforia, noia, felicità… e via dicendo.
Reazione del soggetto non dipendente:
- attiva il proprio Genitore Protettivo che sostiene, consola, conforta nelle situazioni negative, dà permessi di godere ed essere felice in quelle positive.
- attiva l’Adulto che esamina la realtà, analizza le possibilità di risolvere il problema, programma un adeguata soluzione.
- attiva il Bambino Libero che intuisce altre vie d’uscita, oppure a seconda dei casi gioisce per la situazione positiva, fa progetti allettanti, gode dell’appagamento di certi bisogni…
Il soggetto cioè è “egosintonico”: le sue energie fluiscono liberamente all’interno dei propri Stati dell’Io che non sono contaminati tra loro*; in lui non c’è conflitto. Comprende con chiarezza i propri sentimenti e ha imparato che cambiando i propri pensieri potrà modificare quanto prova e contenere così la propria ansia, il proprio dolore, l’angoscia, l’impotenza….
Ne derivano sentimenti di speranza, serenità…l’ansia si placa, la paura viene contenuta, il senso di vuoto scompare, le energie vengono impegnate in qualcosa di costruttivo.
E’ consapevole dei propri bisogni e impegna tutte le proprie energie per conseguire l’obiettivo prefisso.
Reazione del soggetto non dipendente:
- attiva il proprio Genitore Protettivo che sostiene, consola, conforta nelle situazioni negative, dà permessi di godere ed essere felice in quelle positive.
- attiva l’Adulto che esamina la realtà, analizza le possibilità di risolvere il problema, programma un adeguata soluzione.
- attiva il Bambino Libero che intuisce altre vie d’uscita, oppure a seconda dei casi gioisce per la situazione positiva, fa progetti allettanti, gode dell’appagamento di certi bisogni…
Il soggetto cioè è “egosintonico”: le sue energie fluiscono liberamente all’interno dei propri Stati dell’Io che non sono contaminati tra loro*; in lui non c’è conflitto. Comprende con chiarezza i propri sentimenti e ha imparato che cambiando i propri pensieri potrà modificare quanto prova e contenere così la propria ansia, il proprio dolore, l’angoscia, l’impotenza….
Ne derivano sentimenti di speranza, serenità…l’ansia si placa, la paura viene contenuta, il senso di vuoto scompare, le energie vengono impegnate in qualcosa di costruttivo.
E’ consapevole dei propri bisogni e impegna tutte le proprie energie per conseguire l’obiettivo prefisso.
Reazione del soggetto dipendente:
- non attiva i propri stati dell’Io GP, A, BL.
- E’ “egodistonico” in lui cioè c’è conflitto perché una parte di sé desidera qualcosa ma un’altra parte inconsciamente intralcia il conseguimento dell’obiettivo per antiche dinamiche non risolte.
- Non è in contatto con la parte più intima di sé, non è capace di procrastinare la soddisfazione dei bisogni… e nella confusione assume compulsivamente tabacco, cibo, alcol, farmaci, sostanze…nel tentativo di ottenere magicamente quello stato di calma … serenità o, a seconda dei casi, di eccitazione… concentrazione… felicità… di cui ha bisogno.
Il soggetto cioè è “egosintonico”: le sue energie fluiscono liberamente all’interno dei propri Stati dell’Io che non sono contaminati tra loro*; in lui non c’è conflitto. Comprende con chiarezza i propri sentimenti e ha imparato che cambiando i propri pensieri potrà modificare quanto prova e contenere così la propria ansia, il proprio dolore, l’angoscia, l’impotenza….
Ma l’aspettativa è illusoria e in molti casi lo stato conseguito estremamente provvisorio; di qui la ricerca di dosi sempre più massicce di quella sostanza, di quella persona o di quella dinamica comportamentale…nel cieco tentativo di provare quelle certe sensazioni, di conquistare quel certo stato d’animo, di soddisfare quel certo bisogno… innestando un pericoloso circolo vizioso senza fine.
E questo svalutando le proprie possibilità di poter conseguire lo stesso obiettivo in modo più stabile e duraturo riuscendo ad attivare un colloquio con la parte più intima di sé e finalmente accettarsi, allearsi con se stesso, proteggersi, darsi permessi per lasciarsi andare ed essere felice o per realizzare tutto quanto desidera… libero da inconsci divieti, da antiche paure, da vecchie ingiunzioni…in piena responsabilità e autonomia.
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